Ma anche piove…

Oggi mi sono svegliata molto presto col rumore della pioggia.

Ho aperto gli occhi su una luce caliginosa e con lo sguardo volto verso le tende scroscianti dal tetto sul mio balcone, mi sono detta:

“Bene, buongiorno… oggi è un bel tempo per scrivere e studiare!

Qui non fa tanto freddo neanche col temporale. Ho scostato le lenzuola, sono scesa dal letto e ho lasciato cadere a terra il solo indumento che uso per dormire la notte (sceglietelo a piacere, ve ne do facoltà), precipitandomi sulla terrazza per una doccia non programmata.

L’acqua cade forte, grosse gocce si infrangono sulla mia pelle ancora assonnata, è così bello sollevare il viso ad occhi chiusi e sentire, semplicemente sentire, con ogni minuscola particella del mio corpo.

Sento di essere una cosa sola con l’acqua, con la mia casa, con l’isola e il mare che la circonda.

Non so quanto tempo sono rimasta così sotto il massaggio meraviglioso e salubre del temporale.

Adoro il fragore dei tuoni e i fulmini non mi fanno paura, anche se quando faccio la doccia in questo modo, sono come un albero altissimo e frondoso e tutto ciò che sta sotto i miei piedi, avendolo costruito io stessa, non fa altro che sostenermi in questo stato come un grosso apparato radicale, altrettanto profondo, altrettanto ramificato.

COSI SOPRA COME SOTTO… recita il mio adagio preferito!

Il sole non ha intenzione di venirmi ad asciugare, perciò torno in camera e lo faccio molto più banalmente con un enorme telo di spugna spessa (e bianca… ma che ve lo dico a fare).

Il mio armadio non ha ante, è ricavato in uno spicchio della stanza (e circolare vi ricordate?), sembra una fetta di torta con infiniti strati multicolori, per gusti delicati e per gusti forti, esattamente come me, io sono di tutto un po’.

I ripiani sono fatti di belle tavole levigate con cura (non sia mai che un’asperità rovini le mie cose), lì tengo in bell’ordine (quale? ma quale se non il preciso ordine cromatico dell’arcobaleno) la biancheria, le maglie e tutto ciò che non sgualcisce, le canne di bambù invece, fanno da supporto per i vestiti che devo tenere appesi, ci tengo che siano ben stirati, amo essere elegante, e bella (così dentro come fuori – faccio il verso al mio adagio…).

Per chi?

Per me stessa, per i tramonti, per il mare, e per le stelle che mi vedranno.

Ci sono mille occhi qui!

E voi avete pensato invece che io fossi sola.

No, non è così, l’Universo mi guarda.

Oggi, con la mia solita civetteria, ho scelto di mettere un paio di comodi pantaloni in cotone leggero, celeste polvere come il colore che il cielo ha assunto in questo preciso istante. Ci abbino una maglia color panna, morbida e a maniche lunghe. Sul davanti della maglia qualche tempo fa ho dipinto una sottile ghirlanda di fiori con l’inchiostro ricavato dal mallo delle noci. e nel centro della ghirlanda

(che sembra quasi una corona funebre, lo devo dire)

ho scritto  BONHEUR  che in francese significa “Felicità…”

perché quella è l’unica che scaccia via il dolore, l’insensatezza, l’atrocità umana a volte… non si può nuocere se si è felici, quando si è felici c’è spazio solo per la gioia…

Nel farlo ho ricopiato la decorazione della mia tazza da tè preferita, anche se lì la ghirlanda ha la forma di un cuore, ma non c’era cuore che volessi dipingere…

Quindi mi son vestita così in onore di questa giornata di pioggia, preparerò il tè – che preferisco al caffè quando il tempo è questo – e lo sorseggerò pian piano sulla mia terrazza.

E’ tutto perfetto adesso: il vapore che sale in volute arzigogolate, il leggero aroma del limone che invade le mie narici sensibili, la mia poltrona coi suoi comodi cuscini, il cardigan bianco – il mio segno di lutto da intonare alla ghirlanda funebre – che oggi è più affettuoso che mai con i suoi abbracci.

Appoggio sulle ginocchia il mio manuale di meccanica quantistica – un po’ di studio per distrarsi va sempre bene… sul tavolino una penna blu – la scolorina bianca – e una penna rossa, e un barattolo con più di un centinaio di matite perfettamente appuntite.

Poi come per un ripensamento mi alzo e scendo giù nella mia biblioteca dove tengo anche la mia preziosa cancelleria.

Torno su e poso sul tavolino, accanto alle altre, anche una penna verde… e un altro barattolo, con non so quante – ma sono tante – altre matite altrettanto appuntite.

Allora, dov’ero arrivata? ah, sì…

Pag. 105, Capitolo 4, Paragrafo 7

L’equazione di Schrödinger …

 

https://www.youtube.com/watch?v=0T7eMctuJLQ