Che bene che ci sei.

In questo giorno di S. (.) S. (che magia le parole, che insidie e che trappole nelle parole, che sbagli nell’intender le parole…)

In questo giorno in cui tutto pare debba esser perfetto – tranne 3 piccole assenze care al mio cuore – in questo giorno

Che cosa di meglio di quest’inno al mio bene:

“È un destino del mio essere

ed allora la felicità del mio destino

è piú forte di me,  delle mie ossa,

che le stride in un abbraccio

sempre doloroso,  meraviglioso sempre.

Chiacchieriamo,  parliamo, diciamo parole,

lunghe,  lucenti, come degli scalpelli che separano

il fiume freddo nel delta fervente,

il giorno dalla notte,

il basalto dal basalto.

Portami, felicità in su,  e sbattimi

la tempia dalle stelle,  fin quando

il mio mondo allungato e infinito

diventa colonna o un’altra cosa

molto piú alto e molto piú presto.

Che bene che ci sei,  che meraviglia che ci sono!

Due canzoni diverse, colpendosi,  mescolandosi,

due colori che non si sono mai visti,

uno molto in basso,  voltato verso la terra,

uno molto in sù,  quasi rotto,

nella tremante,  insolita lotta

della meraviglia che ci sei,  del

destino che ci sono.” – Nichita Stanescu

 

Che meraviglia ció che puó fare un cambio di vocale.

Tanto tempo fa,  libri su libri nella pozza sottile del premio StrEga…

oggi una fossa delle Marianne nelle parole argentee del premio StrUga!

Quanto importanti sono, i piccoli particolari!

 

Grazie V. – Vi vorrei qui con noi.