Sicuramente l’uovo!

Stamattina il mio sonno interrotto ha finito per riprendersi e mi ha dato la possibilità di ricordare – al secondo risveglio – il sogno sognato.

Legato sicuramente ai pensieri di ier sera, ai film, alle letture… ai recenti trascorsi.

Ho concepito – perché di concezione intuitiva in questo caso si tratta – un’idea sull’evoluzione dell’uomo, sulle scoperte dell’uomo, sul tempo occorrente per pensare e portare a compimento le idee dell’uomo.

Ho concluso che: “all’uomo non basta il tempo ma per l’uomo il tempo è troppo.”

Mi spiegherò meglio.

Come può l’uomo sopravvivere a se stesso?

Come può, se ciò che fa – quasi sempre – provoca distruzione, morte, abuso della bellezza fragile del pianeta in cui vive?

La risposta è che: “non può!

Non può farcela, semplicemente, è così.

E allora, che ne sarà dell’uomo?

E, soprattutto, a questo punto, che ne sarà del genere umano?

Ripartiamo da questo dilemma. Affrontiamo un punto focale del suo evolversi dalla preistoria ad oggi… guardiamo poi un po’ più in là.

All’uomo.

Le macchine che ha creato per fare meno fatica nel lavoro, quelle che ha creato per risolvere i calcoli più velocemente, quelle che creerà per penare al posto suo di fronte alle incombenze della vita, pian piano, ma inevitabilmente, lo sostituiranno.

Saranno loro, le macchine, a sopravvivergli in un ambiente ostile, le uniche che non risentiranno del freddo eccessivo, del caldo eccessivo, dei veleni eccessivi in un mondo malato e finito.

Saranno loro, organizzate e pensanti, a lasciare una Terra ormai desolata e a trovare un nuovo Eden da coltivare.

Saranno loro a spargere il seme.

E quando anche su di loro il tempo avrà avuto vittoria, ciò che è caduto sulla pietra resterà pietra ma ciò che è stato sparso sulla terra grassa e feconda ricomincerà a germogliare, a fiorire, a vivere, così che il cerchio di tutte le cose esistenti riprenderà il suo corso di esistenza e ricerca dal principio fino a nuovo termine.

Di quelle macchine non resterà memoria, poiché di nulla di scritto avranno bisogno se non di ciò che già è immagazzinato nella loro googolante memoria, di nulla di forgiato che col tempo non si trasformi e sperda se stesso nel vento potente spirante sul nuovo pianeta conquistato, di niente che ricordi chi erano e a cosa siano servite, di nessuna testimonianza che dica ai posteri che da loro è stato impiantato – una volta ancora – l’uovo del genere umano nel grembo della Terra.

***

Una volta eravamo marziani, domani lo saremo di nuovo.

Ogni leggenda, ogni mito, ci accompagna e ci sfugge.

Pochi riescono a leggere i segni, agli occhi dei più sono poveri pazzi.

La legge universale, così, ai comuni è nascosta, ma è chiaro che tra simili è d’uopo intendersi.

E infine dunque è così determinato: che a nascere – nel nuovo mondo così come nel vecchio – fu, è e sarà sicuramente l’uovo.

Fa corollario alla legge, chi dice che solo un pazzo può pensare di comprendere un altro pazzo, questo perché entrambi hanno deciso di non mettere un limite all’immaginazione, questa operazione di limite può farla solo una mente sana.

Ma è una mente sana quella che pensa di prevedere ogni aspetto e conseguenza di quel che crea o solamente un controllore malato?

Era malato colui che immaginò l’origine della specie?

Sarà malato colui che penserà di preservare la specie ponendo leggi e protocolli alle macchine affinché non comincino ad apprendere da se e non si ribellino al loro Dio costruttore, quando a un certo punto sarà incapace di comunicare con loro con la stessa chiarezza e velocità di pensiero?

Chi lo sa? Io – sanamente – oggi dico chissà?

Ma una cosa la do per certa:

L’Uomo

nato libero morirà libero

con la mente libera

e piena di sogni.

 

I consigli, miei cari, oggi sono per due letture:

La prima su in alto per chi vuole affrontarla:

L’esegesi – Philip K. Dick – Fanucci Editore

La seconda:

Astronavi sulla preistoria – Peter Kolosimo – Sugar edizioni