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Tao

Qualcuno dice  che la verita’ non puo’ essere scritta.

Io credo abbia ragione!

Non puo’ scriversi il vero perche’ non esistono termini che contengano tutto il vero.

Il vero non e’ assoluto, contiene una parte di inconoscibile che non puo’ essere tradotta in parole.

Come tradurre lo scintillio di alcuni occhi, la conoscenza profonda di una ruga, il disvelamento di un segreto.

Si racconta che esista una montagna cosi’ antica da contenere tutta la verita’ della terra, ai piedi di questa montagna altissima, chiamata La rupe della grande ombra, dicono sia nascosta l’apertura segreta di un tunnel, chiamato Il budello dello splendore, che conduce fin negli abissi della terra.

In fondo al tunnel, al centro di un labirinto circocentrico, sarebbe sepolto il falso di tutto cio’ che e’ visibile.

Nemmeno il falso puo’ esser scritto perche’ non esistono termini che contengano tutto il falso.

Infatti anche il falso non e’ assoluto, contiene una parte di inconoscibile che non puo’ essere tradotta in parole.

Come tradurre l’odio dentro l’amore, il dolore dietro il sorriso, il giuramento del bugiardo.

Come angoli congiunti al vertice la montagna e l’abisso vivono in simbiosi, l’alto contiene una parte di cio’ che e’ falso, l’abisso una parte di cio’ che e’ vero, visibile e invisibile convivono in armonia.

Non potendo vedersi la parte nascosta dell’uno piuttosto che dell’altro, non esiste nessuno su questa terra che li possegga per intero e per tale ragione essi perdurano in eterno e in eterno vivono da quando si scrisse:

“In principio era il verbo”.

In principio erano gia’ il falso e il vero, giacche’ l’origine del verbo e’ a noi nascosta e tutto cio’ che da essi e’ generato, a questa unione inscindibile soggiace: che il visibile e l’invisibile sono una sola essenza e l’una cosa non e’ ne’ piu’ falsa ne’ piu’ vera, ne’ che dell’una, l’altra possa fare senza.

Quindi ogni ossimoro risulta certo, cosi’ e’ infatti che a un gran calore corrisponde un gelo intenso e a un gran silenzio un mare di parole.

Ma a scriverle… si uccide il vero.

 

Suggestioni da  ”cineserie” e “basca meda”

Il fascino sapiente dello yin e dello yang

I pensieri che piacciono a Grilletto…

Ieri è stata una giornata dura… ma che dura Grilletto, e finiscila va!

Ho incontrato persone splendide che con entusiasmo raccontavano delle loro iniziative, quelle già in opera e quelle in procinto di operare, con la dovuta disponibilità e condivisione.

Ogni volta che sento usare la parola COMUNITA’ il mio cuore esulta (assai più che di fronte alla parola Unione), e non importa che il mio sia un cuore da ortottero (ma ce l’ha poi il cuore un grillo?) esulta, esulta e GIOISCE!

E in tutto il mio “dolore” (niente di grave, figuratevi, roba da sganasciarsi dal ridere), la GIOIA è di certo la cosa a cui son tese tutte le mie terrene ambizioni… e l’AMORE, sempre ovvio, ma questo possiamo pure sottintenderlo… per tutti beninteso, anche quello severo (verso me stessa soprattutto).

Ieri qualche errore l’ho commesso, e anche oggi – figuriamoci – ma lo so, la perfezione non è di questo mondo!

Ma del resto, lo ha appena detto anche Papa Francesco, non c’è limite alla misericordia di CHI CI ama…

E quindi oggi il mio invito è quello di guardarci intorno, aprire bene gli occhi per accorgerci che ci sono realtà – che sanno  di solidarietà sociale e di MUTUO SOCCORSO: nessuno è solo, anche in questo freddo, arcigno, indifferente e superficiale mondo di plastica.

Sentite qua:

Vogliamo, concretamente, contribuire, insieme alla Comunità, a costruire una nuova qualità sociale della vita nelle nostre città e nei nostri paesi, per superare l’emarginazione e la solitudine e favorire l’inclusione sociale. Per realizzarlo abbiamo bisogno del contributo delle donne e degli uomini di buona volontà.

Piccolo intento di una semplice Associazione di Volontari.

Il WELFARE ce lo smontano e NOI ce lo riprendiamo con le unghie e con i denti.

Il WELFARE è un pensiero…

…e i pensieri non si tagliano né linearmente, né orizzontalmente, né verticalmente e nemmeno in curva!

 

Siamo una COMUNITA’ siamo un POPOLO in CAMMINO…

la nostra meta è il BENE COMUNE!

Vanità, vanità, tutto è vanità…

Premessa: non sarò breve, ma del resto, non è roba mia, niente viene da me.

Mi sveglio ogni giorno e mi dico: “tutto ciò che faccio lo faccio per vanità”.

Mi strazio e poi mi dico: “ma se anche l’ultimo capello sulla mia testa è contato, come posso io oppormi a ciò che viene?”

Allora mi rassereno e mi rispondo: “Signore, fai di me uno strumento della tua pace, se così vuolsi colà dove si puote”

E ancora dubbi mi assalgono e ancora mi dico: “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”

Ma una voce mi suggerisce: “Ricordati la parabola dei talenti nascosti, se pensassi di averne uno, non sotterrarlo sotto la polvere ma esponilo alla luce del sole”.

Così, mi decisi. Cominciai il mio cammino, e ancora cammino, chi si ritrova in queste semplici parole, le segua con gioia, compassione e gratitudine.

“Una Gioia provvisoria

Mi son detto: “Ora voglio provare ogni specie di piacere e di soddisfazione”. Ma tutto mi lasciava sempre un senso di vuoto. Il divertimento lascia insoddisfatti, l’allegria non serve a niente. Allora ho cercato il piacere nel bere, ma senza perdere il controllo. Mi son dato alla pazza gioia. Volevo vedere se questo dà felicità all’uomo durante i pochi giorni della sua vita. Ho fatto anche grandi lavori. Ho fabbricato palazzi, ho piantato vigneti. Ho costruito giardini e parchi, dove ho piantato ogni genere di alberi da frutto. Ho costruito serbatoi d’acqua per irrigare quegli alberi. Ho comprato schiavi e schiave; avevo molti servi in casa mia, possedevo moltissimi buoi e pecore, più di tutti i re di Gerusalemme. Ho accumulato molti oggetti d’oro e d’argento. Ho preso le ricchezze e i tesori di altri re e governanti. Ho fatto venire nel mio palazzo cantanti e ballerine: per i miei piaceri, tante belle donne. Insomma, ero diventato più ricco e più famoso di tutti i miei predecessori di Gerusalemme. Per di più, non ho mai perso la testa! Ho soddisfatto ogni mio desiderio; non ho rinunziato a nessun piacere. Sono riuscito a godere delle mie attività: questa è stata la ricompensa per tutte le mie fatiche.

Che cosa conta essere sapiente?

Ho tentato di fare un bilancio di tutte le opere che avevo fatte e della fatica che mi erano costate. Ma ho concluso che tutto è vanità, come inseguire il vento. In questa vita sembra tutto inutile. Anche il re che verrà dopo di me non farà niente di nuovo. Poi mi son chiesto: è meglio essere sapienti oppure ignoranti e stolti? Senz’altro la sapienza vale più dell’ignoranza, come la luce è più preziosa delle tenebre. Il sapiente vede dove va, lo stolto invece cammina nel buio. Ma tutti e due fanno la stessa fine. Anch’io morirò come muore lo stolto. Ma allora, perché sono diventato sapiente? Che cosa ci guadagno? Tutto mi appare inutile. La gente dimentica presto, tanto il saggio che lo stolto. Con il passare degli anni tutto è dimenticato. E morirà tanto il sapiente che lo stolto. Così ho cominciato a odiare la vita. Tutto quel che si fa mi sembra male. Tutto mi appare inutile.

La morte sconvolge i nostri piani

Mi vien voglia di distruggere tutto quello che ho fatto. Perché devo lasciar qui ogni cosa al mio successore? E chissà se sarà sapiente o stolto! Ad ogni modo, lui erediterà tutto quel che ho fatto con tanto sforzo e abilità durante la mia vita. Anche questo è vanità. Ho imparato a non farmi illusioni su quello che sono riuscito a guadagnare con fatica nel corso della mia vita. Infatti, un uomo che lavora con abilità, intelligenza e impegno deve poi lasciar tutto a uno che non ha fatto niente. Anche questo è assurdo, non è giusto. Insomma, che cosa ricava l’uomo da tutte le fatiche e preoccupazioni della sua vita? Di giorno egli non fa che soffrire e agitarsi per i suoi affari. E non ha pace neppure di notte. Anche questo è assurdo.

Unica gioia per l’uomo è mangiare e bere e godere dei frutti del suo lavoro.

Ma ho capito che anche questo è un dono di Dio.

Infatti, chi può mangiare e godere senza il suo permesso?

Dio dona a chi gli è caro la sapienza, la scienza e la gioia.

I cattivi, invece, si agitano e si preoccupano, raccolgono tanta ricchezza per lasciar tutto a chi Dio vorrà.

Anche questo è assurdo, come andare a caccia di vento.”

 

Ogni giorno m’interrogo: sarò io buona o cattiva?

Sia fatta la sua volontà.

 

Oggi non cito la fonte… è molto, molto semplice, ma ognuno la trovi da sé – sempre che voglia – trovarla.

THE REVOLUTION IS NOW!

THIS IS YOUR WORLD!

THIS IS OUR WORLD!

Se questo è il tuo mondo…

Se questo è il nostro mondo…

due ore e quarantun minuti, non sono gran parte della tua vita se sono ben spesi: per capire!

http://www.youtube.com/watch?v=7gSRg_zoBgA

 

Il prato e il Signore.

In un punto lontano nel cielo esiste un prato.

Esiste.

Non chiedetevi come e perché, esiste, ed è fatto d’erba, proprio come tutti i prati, e questo è ciò che successe.

Una mattina nacque un giglio e crebbe.

Un giorno il giglio chiese al Signore:

“Perché mi hai fatto nascere in questo grande prato, se nessuno può godere della mia bellezza?”

Il Signore gli rispose:

“Pensi che l’immensità del cielo in cui ogni mattina ti specchi sia nessuno?”

“Cos’è il cielo?” chiese allora il giglio.

“E’ ciò che ti ricorda di essere vivo” rispose il Signore.

“E io non lo sapevo forse, che bisogno c’è che qualcuno me lo ricordi?”

“C’è bisogno – gli disse il Signore -  c’è bisogno, se è necessario che qualcuno ti guardi perché tu ci creda”,  poi andò via.

Il giglio, rimasto solo, perse tutti i petali e appassì.

 

Passò un giorno e una notte e un nuovo fiore spuntò nel prato.

 

“Signore – disse l’anemone – perché mi hai fatto nascere in questo grande prato se nessuno può godere del mio profumo?”

Il Signore rispose:

“Pensi forse che la terra che ti nutre sia nessuno?”

“Cos’è la terra, Signore?” chiese allora l’anemone.

“E’ ciò che ti ricorda di essere vivo” rispose il Signore.

“E io non lo sapevo forse, che bisogno c’è che qualcuno me lo ricordi?”

“C’è bisogno – gli disse il Signore -  c’è bisogno, se è necessario che qualcuno ti annusi perché tu ci creda”,  poi andò via.

L’anemone, rimasto solo, perse tutti i petali e appassì.

 

Passò un giorno ed una notte e nel grande prato spuntò un nuovo fiore.

“Signore – disse la violetta – perché mi hai fatto nascere in questo grande prato se nessuno può sentire quanto i miei petali sono vellutati?”

Il Signore rispose:

“Pensi forse che l’acqua che ti disseta al mattino sia nessuno?”

“Cos’è l’acqua, Signore?” chiese la violetta.

“E’ ciò che ti ricorda di essere viva” rispose il Signore.

“E io non lo sapevo forse, che bisogno c’è che qualcuno me lo ricordi?”

“C’è bisogno – gli disse il Signore -  c’è bisogno, se è necessario che qualcuno ti tocchi perché tu ci creda”,  poi andò via.

La violetta, rimasta sola, perse tutti i petali e appassì.

 

Passò un giorno ed una notte e in mezzo al grande prato spuntò una margherita.

Vedendola silenziosa, il Signore le chiese:

“Non hai niente da chiedermi oggi?”

“No, Signore” rispose la margherita.

“Perché?” chiese ancora il Signore.

La margherita rispose:

“Sono nato bellissimo, giglio mi chiamavo, e non avevo capito; sono nato profumato, anemone mi chiamavo, e non avevo capito; sono nata morbida e vellutata, violetta mi chiamavo, e non avevo capito”.

“E oggi?” chiese il Signore.

Oggi sono nato con tanti petali, troppi petali, e non so cosa sia giusto chiederti. Questo sì – mi dico, ma poi – questo no – aggiungo, e non so decidermi.

Allora il Signore disse alla margherita:

“Ricordati che non saper decidere equivale a non decidere, se non chiedi niente non avrai mai niente, e se non scegli tu, ci sarà sempre chi sceglierà per te”  detto questo, andò via.

La margherita, rimasta sola, perse tutti i petali e appassì.

 

Passò un giorno ed una notte e nel grande prato spuntò un papavero.

Si alzò maestoso, volse i grandi petali al sole e disse:

“Grazie”

Il Signore chiese al papavero:

“Chi ringrazi?”

“Oh – rispose il papavero – non lo so ancora”

“Perché ringrazi allora?” chiese ancora il Signore.

“Perché sono vivo” rispose il papavero.

“E ti basta? – gli chiese il Signore – Non hai bisogno di nessuno? Non ti senti solo?”

“Ma io non sono solo – disse il papavero – sono unito a ogni cosa, sono ogni cosa, e se sono ogni cosa, cosa può mancarmi?”

“Bene – disse il Signore compiaciuto – hai meritato una gran ricompensa”

“Quale, Signore?” chiese il papavero.

“Finché sarai unito ad ogni cosa tu vivrai, bello e splendido, più di ogni altro fiore, se da ogni cosa verrai separato, morirai in un istante”

“Morirò in un istante, Signore? E’ questa la tua ricompensa?”

“Sì, è questa”

“Grazie, Signore, grazie davvero, la tua, è una gran ricompensa”.

 

Differenze e sottrazioni.

Ci sono volte in cui

togliere è meglio che aggiungere.

 

Dimenticare meglio che ricordare.

 

Urlare è meno nobile che stare in silenzio.

Ascoltare chi urla è più nobile che gridare.

 

Minacciare è atto di vigliaccheria.

Perdonare è atto di saggezza.

 

Capire è amare.

 

La paura moltiplica le parole.

Il coraggio le zittisce.

 

Il dolore sconquassa il petto e strozza la gola.

La rabbia genera mostri e fa sputare fiele.

 

Guardati da chi sciorina parole violente.

Ricorda

semmai

che le acque chete

rovinano i ponti.

 

Forte è la diga che le trattiene.

Dio non ha creato l’acqua.

In questi giorni vago per il mondo virtuale.

Come si dice in gergo: “non so dove fare l’uovo”.

Non so decidermi a scegliere un nuovo libro, ne ho cominciati alcuni ma nessuno mi ha rapita, questione d’umore, i libri non hanno colpa.

Come sempre mi capita in questi casi, vado in cerca di razionalità, mi soffermo a leggere di Meccanica Quantistica, mi occorre rispolverare vecchie reminiscenze di algebra lineare, non mi perdo d’animo, quello che proprio non capisco lo semplifico con la fantasia.

Riduco tutto a due membrane, si fronteggiano una sull’altra, il loro toccarsi produsse il big bang.

Due membrane, due strati sottili… la mia immaginazione trascina la memoria, c’è qualcosa in questa teoria che improvvisamente riaccende un lume in me.

Qui serve il cassetto delle meraviglie, quello del mio comodino, dentro c’è una miniatura del libro dei libri, so che ciò che mi occorre è lì dentro, non devo sfogliare tanto, quello che cerco è proprio al principio…

In principio Dio creò il cielo e la terra…

sarebbe troppo semplice pensare al pianeta azzurro e all’atmosfera che lo circonda, cosa potrebbe essere accettato dalla mia mente per come è scritto?

Riflettiamoci. Diamo per scontato che siano due cose materiali, pensiamo anche per principio che così come comunemente le pensiamo una sia solida e l’altra gassosa, ecco esattamente come il loro nome ci fa supporre, ma non possiamo mica credere che si tratti di una pallina in mezzo al vuoto, eh no!

Continuiamo a leggere…

La terra era informe e deserta…

quindi, siccome non ha forma, accettiamo che sia polvere, materia solida, dispersa nell’altro elemento, quest’ultimo gassoso, ed ecco che abbiamo il cielo e la terra, pur non avendo ancora né il cielo, quale comunemente lo conosciamo, né la terra, quale comunemente la conosciamo.

Continuiamo a leggere…

e le tenebre ricoprivano l’abisso…

la mia mente mortale non riesce ad immaginare il nulla, ma farò uno sforzo, diamo per scontato e assodato il fatto che

Dio è, lui esiste

ha creato il cielo e la terra, deve esistere per forza, tutto questo insieme di elementi c’è ormai, ed è immerso nelle tenebre, non sappiamo in che quantità, non sappiamo in quali e quante dimensioni, ma c’è, esiste, magari solo nella mente di Dio, materia infinita e plasmabile ancora a livello di idea, perché Dio l’ha creata, gli ha dato un nome, manca solo di renderla tangibile, lo farà?

Ancora non è detto.

Continuiamo a leggere…

e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

COME? E LO SPIRITO DI DIO ALEGGIAVA SULLE ACQUE?

LE ACQUE GIA’ ESISTONO?

Non Dio creò le acque, ma LO SPIRITO DI DIO ALEGGIAVA SULLE ACQUE.

Ecco l’elemento mancante, mai ci avevo fatto caso, Dio in nessuno dei sei giorni crea l’acqua, l’acqua è.

L’acqua è perché Dio è, e se Dio è, Dio è l’acqua.

e non importa che l’acqua abbia bisogno di formarsi da molecole, che in teoria verranno solo dopo il Big Bang, l’acqua c’è e lo spirito di Dio c’è, tutto è idea, tutto è pensiero, l’acqua è il corpo, lo spirito di Dio è la mente, ancora per poco…

perché in questo modo ho le mie due membrane.

Ho l’acqua, e lo spirito di Dio che aleggia su di essa…

Dio vuole creare, desidera creare, perché immagina già, nella sua infinita onniscienza, che sarà cosa buona.

Così la membrana che chiamiamo acqua, sta in fronte allo spirito di Dio che aleggia su di essa, basterebbe che si toccassero, e

Dio disse:

“Sia la luce” – Big Bang – E la luce fu.

 

 

Non perdete mai di leggere certi libri, che crediate o no, illuminano.

LA BIBBIA – in qualunque edizione

 

 

La politica sorda e cieca.

Oggi è la giornata mondiale del libro.
Quale miglior giorno per dire che i libri, tutti i libri, in quanto manifestazione del pensiero, sono uno dei più bei simboli della Comunicazione Umana. Già, la Comunicazione.
Il diritto di esprimere opinioni, pensieri, e condividerli con altre persone. Non sto qui a fare il solito temino partendo dall’età della pietra per enfatizzare il fatto che, attraverso i secoli, l’uomo ha saputo difendere, prima per tradizione orale e appena ne è stato capace, anche per iscritto la sua storia, le sue conquiste, serbando anche il ricordo dei suoi fallimenti e dei suoi errori nefasti. Guardando alla storia, ma io sono un’ignorante in materia, non mi sembra di scorgere epoche in cui, l’allargamento a una platea sempre più vasta, di diritti e partecipazione, abbia mai portato a un impoverimento della collettività.
Che direbbe oggi Platone dell’arroganza di certi poteri.
Che direbbero i filosofi del tentativo di dimostrare la giustezza di certe analisi politiche?
La democrazia rappresentativa quale oggi la conosciamo, è tale perché così è stata concepita ai tempi dei suoi padri – adatta ai suoi mezzi – e con mezzi intendo proprio gli strumenti. I tempi cambiano, e sarebbe quanto meno bizzarro ostinarsi a non accettarlo. Il pericolo non è rappresentato dall’opportunità che ha oggi ogni singolo cittadino di far sentire la propria voce in tempo reale, il pericolo – imminente e grave – è nell’apparente impossibilità di trovare orecchie capaci di ascoltare questa voce.
I partiti temono l’iperdemocrazia.
E se ieri l’altro giravano come trottole senza saper che pesci prendere per uscire dal vicolo cieco, preoccupati più dei loro affari che del paese, oggi sono pronti ad alzare la testa con orgoglio e dire che senza i partiti non si fa politica.
Non si fa Questa politica!
Ma l’Uomo non è mai stato un fossile, l’Uomo si evolve. E quando è in gioco la sopravvivenza di molti e non di una sparuta oligarchia, l’Uomo insorge.
Il passato, le istituzioni esistenti, non sono sempre le migliori, e ricordando parole di Benedetto Croce – la “libertà”, in compagnia dell”eguaglianza” e della “fratellanza”, aveva scosso e sparso in rovine, con la forza di un terremoto, tutto l’edificio della vecchia Francia e quasi tutto quello della vecchia Europa – mi sento di dire che, là dove erano stati necessari forconi e ghigliottina per far sentir ragione, oggi potrebbe bastare una tastiera o un cellulare.
Il vero dramma è che la maggioranza di coloro che ci rappresentano ora, è cieca e sorda.
Non abbiamo bisogno dei partiti, né di uno né di molti.
Abbiamo bisogno di convogliare le richieste, i bisogni, ma anche le idee, le risorse, ché migliaia di saggi sono meglio di dieci, in un bacino comune, da cui potrebbe attingere qualunque governo che fosse davvero rappresentanza dei cittadini e non di questa o quella fazione, una contro l’altra in singolar tenzone.
Abbiamo bisogno di un sistema inclusivo, e non c’è niente di eversivo nella condivisione.
L’unico organismo partecipativo di cui abbiamo bisogno è questo.
E chi non capirà che è solo questa la strada, chi sottovaluterà il peso e l’importanza dell’ascolto, chi non si prodigherà per far cambiare il sistema in pace, sarà schiacciato dal tempo e dalla storia.
Grilletto Salterino