Il cassetto.

Qualcuno, adesso, ha aperto il cassetto tenuto chiuso per lungo tempo. Se lo aspettava vuoto, e invece.

In effetti non avrebbe dovuto contenere niente, chi voleva disfarsene, l’ha fatto consegnando a me, insieme a un vecchio mobile, parte della propria vita, delle proprie storie, dei propri racconti. Vi racconto com’era e cosa ci ho trovato …

Era pieno, tanto da non aprirsi completamente, qualcosa lo impediva, lo fermava a metà corsa. Bisognava svuotarlo.

Tante penne da gettare via, non scrivevano più. Qualche buccia dorata di cioccolatino, appallottolata e infilata lì a svelare la pigrizia di chi aveva evitato un atto tanto semplice come quello di arrivare alla pattumiera. Una piccola Bibbia, un vangelo  e pure un rosario. Rose secche e fiori di campo. Un piccolo carillon a manovella che suonava que sera, sera. Un quadernetto stretto e lungo, sul quale erano stati annotati con meticolosa precisione, per ogni libro citato, il titolo, il nome dell’ autore e una data. E poi, che c’era ancora dentro quel cassetto senza fondo? Degli astucci, pieni di biglietti d’auguri, qualche lettera cara, qualche disegno ripiegato con cura.

Sottraevo, uno dopo l’altro, tutti i suoi tesori e presto, finalmente vuoto, l’avrei pulito e spolverato. Durante questa operazione qualcosa ferì la mia mano. Tastai la superficie di legno grezzo, incontrando dapprima un chiodo ripiegato poi, un materiale allo stesso tempo morbido e rugoso. Fu tutt’uno, sentire la sensazione e portar giù lo sguardo per capire cosa ci fosse ancora lì dentro.

Infilato in una sorta di cassetto nel cassetto, su piccoli binari fatti di chiodi piegati al L, conficcati a distanza costante l’uno dall’altro, c’era un quaderno. La copertina era di pelle arancione, chiusa da un elastico.

Ne ho osservato i lati e ho capito che lì dentro, c’erano scritte molte cose. Qualche macchia nera qua e là, rivelava che le mani dell’ignoto scrittore, si erano sporcate nel passare e ripassare per lungo tempo sulle righe scritte.

La carta era sottile, ingiallita.

Le parole vergate con inchiostro nero, luccicavano ancora riflettendo la luce.

Il tratto era spesso, le singole lettere piene e legate.

I vocaboli, inflitti alla carta, disegnavano, in sentieri tortuosi, le vie della storia che si dipanava.

Piccole onde, nei fogli impilati, rivelavano la forza nel premere la penna durante la scrittura e forse, la forza dei pensieri che si impastavano, tra la mente e il foglio, come a voler liberare l’una torturando l’altro.

Il racconto, sotto quella copertina, non più protetto dall’elastico fremeva, le lettere rifulgevano di quel nero metallico desiderando di poter tornare liquide e informi per non rivelare il loro segreto…

… ma da allora, io leggo incessantemente, un quaderno che non si consuma mai e mi porta, ogni giorno, una storia diversa…

… forse, è la tua.